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Il Territorio

SANT’ELIA VECCHIO
il Monastero di Sant’Elia Vecchio è localizzato, nella parte montana in contrada Corda, al di sopra della strada che da Curinga porta a San Pietro a Maida. La più antica menzione archivistica di S. Elia Vecchio risale alla prima occupazione normanna e ad un discusso documento del 1062. Il complesso architettonico comprende i resti del “Sancta Sanctorum”, un vano a pianta quadrata chiuso da una con cupola in buono stato di conservazione, la navata e i resti dell’antico cenobio. La campagna di scavi del 1991 ha permesso di individuare all’interno del complesso la cella del priore, l’ampio corridoio centrale, il cellare. Tra gli altri locali è venuto alla luce al piano terra la Cappella di s. Elia. L’area si segnala anche per peculiarità botaniche e paesaggistiche tra cui spicca la presenza di un platano orientale (Platanus orientalis L.) di enormi dimensioni la circonferenza di circa 20 metri alla base con tronco cavo.





SANTUARIO MARIA SANTISSIMA DEL CARMELO
Il santuario del Carmine si trova nella parte più esterna del paese su un poggio dominante la piana lametina e il golfo di Sant’Eufemia. E’ circondato da ogni parte dagli oliveti, in basso è visibile la stretta gola del Turrina e sullo sfondo il Tirreno. La prima pietra del complesso fu posta il 25 ottobre del 1652, i frati carmelitani vi si trasferirono provenienti dal convento di Sant’Elia Vecchio intorno al 1662. Il complesso comprende il santuario, ad una sola navata, con volta a botte, il campanile sul lato destro della facciata rivolta a sud ovest, il conventino dei carmelitani e un cimitero sotterraneo. La chiesa presenta decorazioni sobrie e leggere, realizzate dai Guzzi di Miglerina dal 1865 al 1911, una cupola circolare inserita in un tiburio ottagonale e è l’abside circolare in cui è collocato un grande altare lavorato a stucchi policromi.sulla cantoria, posta sulla porta maggiore del santuario, è collocato un organo realizzato nel 1845 su commissione del priore. E’ stato restaurato nel 1991. Di particolare interesse artistico è la porta in bronzo del profeta Elia opera dello scultore Giuseppe Farina, inaugurata nel 1981. Sono identificabili diversi pannelli dove l’artista condensa la storia dei carmelitani a Curinga (panello dell’esodo), le incursioni saracene nel territorio di  Curinga (pannello delle incursioni dei saraceni ad Acconia), la missione dei frati (pannello dei contemplativi, pannello della prima beatitudine, pannello del profeta Elia) . Il campanile è a pianta quadrata  nella parte inferiore e nella parte superiore a pianta ottogonale con finestre ad ogiva . Il conventino è una costruzione affiancata alla chiesa, che presenta al piano terra tre grandi archi in pietra ed al primo piano una facciata in  muratura a vista , inquadrata e ripartita da cornici e paraste in cotto. La struttura fu dimora, dal 1930 al 1986 , di una comunità di suore Terziarie Francescane del Signore che gestirono un asilo infantile. Il cimitero, con ambienti dotati di sepoltura a coro, con seggi in  muratura addossati alla parete canale di scolo e pozzo centrale di raccolta, fu utilizzato in origine dai frati carmelitani e infine dal resto della  popolazione.



CHIESA DELL’IMMACOLATA
La chiesa è situata a sud est del centro storico e per la sua posizione, rimaneva isolata a causa di un canale che, scendendo dalla parte più alta del paese, attraversando lo spazio antistante, d’inverno, rendeva inaccessibile sia la chiesa sia il rione Ospizio. Rimaneva, a volte, un piccolo passaggio, un “passu” che attualmente sta ad identificare un’intera piazza. Il manufatto si configura come una presenza significativa nel vissuto di Curinga e i continui lavori di trasformazione documentano eventi naturali e importanti passaggi della cultura architettonica ed edilizia della vita culturale ed economica di tutta la comunità. La chiesa esisteva, sotto il titolo di San Nicola, già dal 1640 e in essa nel 1733 si trasferisce la confraternita dell’Immacolata con un suo altare. Subisce danni importanti dal terremoto del 1783 e di essa non rimanevano che poche macerie. I lavori di ricostruzione dureranno molti anni. La chiesa a tre navate è a croce latina con simmetria bilaterale e presenta una cripta non accessibile. Il transetto si sviluppa per tredici metri e all’incrocio con la navata il tiburio sfonda in altezza, come una sorta di cielo sopra l’altare. Ha una pianta poligonale e racchiude la cupola ellissoidale con tre finestre a semiluna. L’abside a pianta semicircolare è raccordato all’arco con un catino decorato con stucchi a motivi fitomorfi. La navata centrale è chiusa con una volte a botte poggiante su sei archi a tutto sesto ed è finemente decorata con tre bassorilievi, Il nartece è formato da tre campate: una più grande con portone in legno e due più piccole con vano aperto con arco acuto. La facciata esterna della chiesa è un organismo plastico serrato tra i volumi dei due campanili spostati rispetto al piano delle colonne, che poggiate su basamenti a base quadrata, sostengono una trabeazione decorata con motivi fitomorfi, e il frontone, limitato da una cornice sporgente che chiude il timpano. Sul frontone una statua in pietra dell’Immacolata e due angeli in preghiera. Di particolare interesse artistico i portali in bronzo a cera persa realizzati dallo scultore Alessandro Romano. Quello centrale è dedicato alla Immacolata Concezione, i due laterali a San Francesco d’Assisi e a San Nicola di Bari. Il portale centrale dedicato all’Immacolata Concezione è a due battenti ed è decorato con la scena dell’-Annunciazione tra angeli festanti. Tutta la scena si svolge in cielo tra le nuvole in uno squarcio paesaggistico in cui sullo sfondo è visibile la sagoma di Curinga.





CHIESA MATRICE
Situata al margine meridionale del centro storico, la chiesa è posta sul ciglio della collina con l’abside esposta ad ovest, in posizione dominante la vallata del Turrina e la piana lametina. Del manufatto sono noti i danni subiti dal terremoto del 1638 e di quello distruttivo del 1783. La chiesa fu ricostruita su disegno di E. Sintes. Il progetto originario , di cui ancora non si conosce la pianta, apparve eccessivo per le disponibilità finanziarie della comunità così il progetto fu ridimensionato. La chiesa presenta una navata centrale larga otto metri e due laterali di quattro metri con altari. L’abside a pianta semicircolare coperta da una sorta di calotta sferica conclude la navata centrale. Nella facciata principale sono presenti due ordini di lesene che la suddividono in due livelli all’altezza del cornicione. I grandi archi che scandiscono lo spazio sono sostenuti da pilastri a sezione rettangolare; a questi , sui lati verso la navata centrale si addossano ampie lesene complete di base e di capitello decorato con motivi floreali, su cui si imposta una cornice molto sporgente, a mensole, che segna una significativa cesura tra la fascia degli archi e quella sovrastante dalla finestre, in gran parte fisse. Il timpano chiude la facciata, arricchita da nicchie che avrebbero dovuto accogliere statue di santi e degli ingressi. Dal punto di vista costruttivo è di interesse la scala del campanile composta da gradini ad incastro in pietra arenaria con modonature.

Terme di Curinga